Piaggio P.166 Albatross



 Dati Kit
ModelloPiaggio P.166 Albatross    
Produttore, scala
  
Cunarmodel, scala 1/72, 62 pezzi
  
 Cenni storici
Soggetto8-05
Forza, livrea2° Nucleo Aereo Guardia Costiera
Luogo e periodoCatania, 2013
Cenni storici
Il Piaggio P.166 Albatross è nato nel 1957 dalla Piaggio Aero come aereo da trasporto ed executive. Si tratta di un aereo robusto e affidabile che presenta la configurazione con ala a gabbiano da idrovolante del predecessore P.136, nonostante sia esclusivamente terrestre. Nella sua lunga carriera il velivolo ha riscosso molto successo come aereo per la sorveglianza del territorio, per la ricognizione e per il pattugliamento delle coste, aeroambulanza, addestramento e fotogrammetria. In Italia ha trovato impiego nella Guardia di Finanza, nella Guardia Costiera e fino al 2010 nell'Aeronautica Militare Italiana. Il P.166 DL3 SEM della Guardia Costiera oltre al FLIR monta un speciale radar FIAR per ricerca, scoperta, navigazione e meteorologia, montato in un vistoso radome sotto al muso. Inoltre monta apparecchiature per il monitoraggio ambientale che lo rendano un soggetto ancora più interessante per la campagna “Recon” a cui partecipa nel forum Modellismo Più.
  
 Realizzazione
ProduzioneRealizzato da scatola con autocostruzioni (cinture, accessori, vetri, decal)
ColorazioneColori acrilici ad aerografo e pennello, invecchiamento a olio
TempisticheGennaio. Ottobre 2017
Ambientazione
  

  
 Note
Ha partecipato alla campagna di Modellismo Più 2017 "Ricognitori, esploratori e Scout"
  
 Foto del soggetto originale


 W.I.P. - La costruzione del modello

Il kit di partenza è il vecchio e noto Cunarmorel Italian Kits CM7207.Il contenuto della scatola è rappresentato da due pesanti semifusoliere, che lasciano lo spazio per la personalizzazione degli interni.


La scatola contiene anche delle bustine di plastica con le due ali a gabbiano (piene) e un buon numero di pezzi che consentono di realizzare diverse versioni tra Guardia Costiera, Aeronautica Militare e Guardia di Finanza (notare i 3 musetti).

Complessivamente si tratta di un ottimo kit, con un buon livello di dettaglio e resina facilmente lavorabile, con la dovuta cautela. Certamente non è un kit di facile montaggio, se si tiene a una certa precisione, perché molti dei pezzi necessitano di essere lavorati e adattati per mezzo di moltissime prove a secco. Ma se fosse tutto facile mi sentirei meno modellista
Il pezzo posizionato in alto a sinistra in questa foto sarebbe la vetratura, accompagnata dalla forma di resina utilizzata per la termoformatura del film trasparente.

Ebbene, io mi sono impegnato tanto per cercare di capire come questo presunto vetro possa trasformarsi nei trasparenti di questo aereo, ma non ci sono proprio riuscito. Se qualcuno l'avesse utilizzato lo prego di spiegarmi dove ho sbagliato.
Comunque, non mi sono scoraggiato più di tanto e ho deciso di produrre i vetri in altro modo. Prima ho pensato a sagomare del film trasparente, ma poi ho deciso che sarebbe stato più semplice ricorrere al vetro sintetico liquido.

È abbastanza semplice. Si tratta di un liquido un po' denso e viscoso, che non va sbattuto prima dell'uso. Il modo più semplice per utilizzarlo è prendendone un po' con la punta di uno stuzzicadenti e iniziare a stenderlo sui bordi del buco. Poi, con dei movimenti rapidi si cerca di "portarselo dietro" finché si congiunge con il liquido sul lato opposto e il buco si riempie.
Se invece la dimensione del vetro è eccessiva per usare questa tecnica, bisogna utilizzare una pellicola a supporto, come vedi nella foto. Quando il vetro sintetico è asciutto basta togliere la pellicola.Chiaramente, per la parte frontale dei vetri ho dovuto realizzare prima i frame, utilizzando plastica di recupero.
Nella foto qui sotto si vedono i frame che mi serviranno per la vetratura frontale.
Purtroppo con il tempo le due semifusoliere si sono svergolate molto e questo mi sta dando parecchi grattacapi già nelle prove a secco.
Diciamo che io e questo kit dovremo "venirci incontro" per ottenere un modello guardabile.

Dopo infinite prove a secco e molti tentativi di raddizzare le semifusoliere nella parte della coda, ho deciso che era giunto finalmente il momento di incollare il tutto e iniziare finalmente a dare forma al P.166.
C'è un problemino: a forza di prove e anche a causa dei mesi di pausa, ero convinto di aver già fatto le foto agli interni e invece me ne ero dimenticato. Mi dispiace aver investito parecchio tempo nei primi mesi dell'anno per creare l'abitacolo, montare i sedili della cabina di pilotaggio e i due posteriori (peraltro ben dettagliati), creare le conture di sicurezza, coorare e invecchiare ... e ora non si vede quasi nulla.

Queste sono le semifusoliere incollate, che presentano una grande area priva di materiale, che va stuccata.

A parte l'enorme gap da riempire in fusoliera, vorrei far notare la quantità di forellini da tappare sotto tutta la superficie. Sto procedendo con molta pazienza e una grande quantità di MrSurfacer, che stendo con un pennellino e con l'aiuto di uno spillo cerco di far entrare in ogni foro.

L'Albatross una volta montato si presenta così.

Il modello ha poi ricevuto la sua buona dose di primer, in questo casil il Tamiya in bomboletta, perché volevo essere sicuro di non avere problemi di aggrappaggio sulla resina.

In seguito ho applicato il preshading, per dare il giusto movimento alle superfici.

Nelle settimane successive ho investito tutto il poco tempo a disposizione per realizzare la livrea. Il peggiore dei due è stato il P.166, perché il primer non aveva evidentemente aderito alla resina e quindi quando staccavo la mascheratura si portava via tutti gli strati di colore fino a scoprire la resina. Quindi tutto da rifare e ora sono alle prese con un'infinità di ritocchi e ritocchini che mi richiederanno ancora un po' di tempo. Ma non demordo.
Di seguito le foto dei passaggi, tra mascherature ecc..

Dopo un mese di "fare e disfare" sono arrivato alla conclusione delle livree dei due Piaggio. In realtà serviranno ancora un po' di ritocchi qua e là, ma comincio ad averne abbastanza. Ora ci vorrà una sessione di "lisciatura" con una carta da 6000 e poi via di lucido.
Non è stato per nulla facile. La linea è curva e ho dovuto utilizzare il nastro pieghevole della Tamiya, che però ha una dimensione maggiore rispetto alla larghezza della fascia bianca. Essendo gommoso è molto coprente e quindi è difficile capire se si sta tenendo la larghezza costante.
Non dico poi le imprecazioni quando ho tolto il nastro dal P166 (in resina) e mi e venuta via parte della verniciatura e del primer sottostante, lasciando uno scalino ... tutto da lisciare e rifare.

Devo dire che, ora che lo vedo quasi ultimato, mi ricordo come mai a suo tempo mi ero subito innamorato di questo soggetto così particolare.
Ora ha ricevuto le decal e la prima parte di una serie di accessori autocostruiti, come antenne varie, tubi di pitot, tergicristalli, ecc. (ne mancano ancora altri)
Venedo al dettaglio, la parte più difficile è stata l'applicazione della grafica sul muso del P.166 e sul radar FIAR nero sottostante, perché si tratta di adattare le righine finissime e lunghe alla forma del radome. Comunque, lavorando con molta acqua e facendo tanti piccoli aggiustamenti ho risolto bene i problemi di allineamento e simmetria che sempre si pongono in questi casi. Il resto delle decal sono andate bene in posizione, senza problemi di silvering, visto che prima avevo lucidato il modello.

Nonno Piaggio 166 è in corto finale. Dopo aver ricevuto un po' di dettagli e la sua dose di olii per evidenziare le pannellature e dare un po' di realismo alle superfici, ora è solo in attesa di una basetta per ambientarlo nel suo aeroporto di Catania.
I difetti sono tanti e vistosi, soprattutto quando lo guardo con gli occhiali ingranditori, ma ho deciso di farmene una ragione.

Ed ecco finalmente Nonno P.166 finito e imbasettato con il nipote P.180 e un Defender della Guardia Costiera.


© Michele Raus | Club Modellismo Più Trento

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